Bambini irrequieti? Prendiamoci cura di noi come genitori e tutto tornerà normale.

Bambini irrequieti? Prendiamoci cura di noi come genitori e tutto tornerà normale.

L’altra sera ho tenuto una conferenza dal titolo Educare è facile… se sai come gestire gli stati d’animo.

Non è uno slogan, è un mio credo profondo.

Più sei un genitore sereno, calmo, sicuro di te e in grado di realizzare la tua vita e di essere soddisfatto di come vanno le cose, più avrai figli sereni, aperti, motivati, gioiosi.

Al contrario quando i bambini sono irrequieti e turbati non è certo perché sono nati così, ma perché vivono un clima intriso di stress. Nessun bambino nasce irrequieto, lo diventa a causa dell’ambiente, soprattutto familiare, che vive.

Le esperienze che lui vive e che assorbe come fosse una spugna diventano le sue convinzioni più profonde.

Il nostro ruolo di genitori rischia clamorosamente di fallire, se non facciamo immediatamente qualcosa per cambiare le carte in tavola.

I genitori oggi non hanno la più pallida idea di come si fa a fare i genitori e rischiano di cadere in comportamenti assolutamente negativi.

Uno di questi è adottare una educazione coercitiva, quella cioè troppo dura e rigida, fatta di un eccesso di regole e severità. Oppure al contrario una educazione eccessivamente lassista dove è il bambino a scegliere e decidere tutto, ed è lui che comanda!

Il problema che si pone con questi due estremi è il forte rischio di far crescere bambini insicuri, a cui mancano i pilasti di riferimento forti che dovrebbero arrivare da mamma e papà.

Questo succede quando manca l’equilibrio emotivo dei genitori, quando manca la serenità in famiglia, quando manca la calma di poter sbocciare e andare verso la vita con fiducia.

La fretta, lo stress, la fatica di tutti i giorni…

Spesso sono questi i motivi che impediscono ai genitori di dare ai figli i punti di riferimento forti di cui hanno bisogno. E così crescono senza una direzione, senza obiettivi e con una sbagliata visione della vita in cui nulla ha davvero valore.

Ogni giorno parlo con decine di genitori e mi accorgo con dispiacere che i disturbi di apprendimento aumentano sempre di più e spesso sento delle cose che mi turbano profondamente. L’altro giorno ad esempio una mamma mi ha detto: < la disgrafia è come la miopia se ce l’hai, ce l’hai e basta e ti devi mettere gli occhiali! >. Io sono abituata a riflettere sulle cose piuttosto che accettare i luoghi comuni come verità assolute e ho riflettuto su queste parole: come può la miopia (che è slegata dall’apprendimento) essere uguale alla disgrafia che è invece legata all’apprendimento? Per carità non è mia materia, sicuramente ci sono bambini disgrafici che se la porteranno avanti per tutta la vita.

Ma vedo anche che nel mio dosposcuola – 11eLode! Il primo doposcuola che allena le emozioni e le relazioni – che molti bambini arrivano ‘disgrafici’ ed escono assolutamente capaci di scrivere bene. Allora perché continuare a mettere etichette negative ai bambini? Perché trattarli come deboli e falliti? Il ruolo di un educatore, genitore o insegnante che sia, dovrebbe essere quello di aiutare il bambino ad eccellere socialmente, didatticamente ed emotivamente, e favorirlo a sviluppare nuovi potenziali. Dobbiamo dare ai bambini possibilità ed esperienze di valore, non condanne!

Lo sai che la prima infanzia, e in particolare il primo settennio da 0 a 7 anni, è l’età più importante, quella che segnerà un traccia indelebile nel mondo interiore del bambino?

Praticamente quello che accade nella vita di un bambino nei primi 7-10 anni è quello che condizionerà per tutta la vita i suoi sentimenti e le sue emozioni. Se un bambino si sente capace da piccolissimo, assimilerà questa informazione e la farà sua per tutta la vita. Se un bambino crede di essere timido, lo impara da piccolissimo e se lo porta avanti per tutta la vita. Se una bambino crede di essere solo, lo impara da piccolo e se lo porta avanti per tutta la vita. Se un bambino crede di non meritare, lo impara da piccolo e se lo porta avanti per tutta la vita.

Dovremmo fare molta attenzione alle parole che diciamo ai bambini, alle esperienze che gli facciamo vivere perché tutto ciò li condizionerà per la vita. Se gli adulti, e in particolare i genitori, non sono capaci di essere una guida emotiva stabile per il bambino, di supportare le sue capacità, di sviluppare i suoi talenti, di dargli una mano quando serve ma anche di dirgli < arrangiati, puoi farlo da solo > per dargli prova che è capace di farlo, e anche farlo sbagliare e fargli sentire un po’ di quella frustrazione che si prova quando non ce la facciamo… se tutto questo manca, un bambino cresce emotivamente debole, insicuro di sé. I genitori spesso, presi dalla fretta e dallo stress hanno bisogno di fare subito, non hanno la pazienza di aspettare. E allora vestono i loro figli, gli fanno i compiti, gli allacciano le scarpe, li imboccano addirittura… come fa un bambino a sentirsi capace e a credere in sé stesso se vive questi handicap emotivi?

Un figlio deve sentire un legame stabile, deve sentire di essere amato, accettato, voluto, di avere un posto sicuro e caldo e di poter uscire tutte le volte che vuole, in libertà, per sperimentare la vita.

Oggi i genitori scelgono soluzioni facili e rapide e questo è un dramma sociale.

Fanno usare ai propri figli lo smartphone pur di parlare fra di loro senza rotture di scatole, fanno vedere i cartoni per calmare i bambini. Non si ha la voglia e la pazienza di fermarsi a parlare, a ragionare di quello che non va, a capire, a mettersi nei panni del loro figlio per guidarlo verso la ricerca di una soluzione efficace.

L’altro giorno leggevo in un bellissimo articolo che descriveva lo smartphone come un ciuccio digitale, uno strumento per calmare i bambini invece di ascoltarli, parlargli, stare con loro per tutto il tempo di cui hanno bisogno. I bambini sono rapiti dalla tecnologia e il genitore è libero di muoversi e di fare i cavoli suoi. Non funziona così, fare figli, non vuol dire metterli al mondo e poi sbatterli davanti alla tv: il costo che si pagherà per questo tipo di atteggiamento sarà molto caro, per i genitori e per i figli.

SI tratta di un problema psicologico ed emotivo, ma anche fisico, perché moltissimi bambini non sanno arrampicarsi su un albero, non vogliono sporcarsi con la terra, non sanno fare una capriola, sono assolutamente scoordinati in termini di motricità e questo blocco del corpo, provoca a sua volta blocchi emotivi, didattici e relazionali.

Dobbiamo garantire ai bambini di poter vivere in totale libertà, di avere uno spazio dove poter fare i compiti insieme, ragionare e discutere insieme, un luogo dove poter litigare con gli amici, e poi imparare a fare pace e a chiedere scusa.

Un luogo dove non c’è tecnologia, ma moltissimi libri che stimolano la fantasia e la creatività. 

Un luogo dove non si impara a mandare le faccine su whatsapp, ma a provare empatia verso gli altri, ad ascoltare le esigenze degli altri e ad entrare in relazione con chi mi piace e con chi non mi piace.

Un luogo dove sperimentare il problem solving, creare e distruggere, dipingere e comunicare, giocare e saltare.

Quando sognavo di aprire 11eLode, sognavo proprio questo. Oggi è realtà e i nostri bambini stanno tirando fuori delle capacità che solo qualche mese fa i genitori non credevano possibili.

11eLode è differente, perché oltre ad occuparsi in modo esclusivo di garantire ai bambini lo sviluppo dell’autonomia, della fiducia in se stessi e della capacità di stare bene con gli altri, aiuta anche i genitori a potenziare la loro capacità nell’educazione dei loro figli e ad essere guide responsabili e consapevoli.

Durante la mia conferenza ho anche detto che la genitorialità non è delegabile. Puoi delegare il pagamento di una bolletta, chiedendo a qualcuno di andare al tuo posto in banca, ma non puoi delegare l’educazione di tuo figlio, devi assumertene la totale responsabilità.

I bambini non nascono con i loro problemi, li imparano e così come li imparano, possono imparare a risolverli in modo definitivo se il genitore decide di rimboccarsi le maniche e vivere il cambiamento.

Se vuoi insegnare a tuo figlio ad essere sicuro di sé, devi essere tu genitore sicuro di te. Se vuoi insegnare a tuo figlio ad essere responsabile, devi essere tu responsabile. Se vuoi insegnare a tuo figlio ad avere rispetto degli altri devi avere tu rispetto verso di lui e non continuare ad usare quell’educazione fatta di punizioni, sculacciate, privazioni, minacce, urla e rabbia: così ammazzi solo la sua autostima.

In 11eLode siamo impegnate ogni giorno ad insegnare ai bambini ad essere appassionati, a pensare con la loro testa, a vivere bene negli schemi ma andare anche oltre gli schemi, a crede in sé, ad annoiarsi per creare, a provare il senso della fatica per conquistare, a vivere da persone di valore.

Allora prima di piangere, di sentirti frustrato, incapace o in colpa, puoi scegliere anche tu di fare una scelta migliore per i tuoi figli e aiutarli ad essere non di più, ma migliori. La famiglia e i genitori sono la fonte di crescita più importante nella vita di un bambino, senza questo terreno fertile il bambino non cresce sano e forte.

Basta parlare di disturbi, patologie, difficoltà, crisi: mi sono rotta di queste etichette! Riprendiamoci in mano la genitorialità e facciamo sparire queste diavolo di etichette dalla vita dei nostri figli! La forza e l’amore dentro noi stessi sono la forza e l’amore nella famiglia. Nulla è più importante per un bambino.

Per saperne di più sul metodo 11 e Lode clicca qui

ONE COMMENT

  • www.11elode.it ha detto:

    Genitori e maestre a volte, senza rendersene conto, bollano i bambini come disattenti, distratti, ingestibili. Ma siamo proprio sicuri che questi bambini-terremoto non si comportino così anche per colpa nostra?

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Cristina Bari
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