La mancanza di relazioni, causata da timidezza o aggressività,

fa aumentare patologie che vanno dal raffreddore a molto peggio.

 

A volte tuo figlio è timido

 

o aggressivo? Tende a isolarsi e a

 

non avere molte relazioni sociali?

 

Secondo le neuroscienze potrebbe

 

ammalarsi più facilmente…

 

L’allerta è reale e arriva dagli studi del medico e psichiatra tedesco

Manfred Spitzer, supportati da una serie di dati allarmanti.

Se tuo figlio è timido o ha episodi di aggressività, leggi questo articolo

fino alla fine… potresti trovare il modo per intervenire subito!

 

 

La solitudine è una malattia vera e propria, epidemica, con conseguenze fisiche e psichiche sul singolo individuo.

È questa la tesi di Connessi e Isolati, il nuovo libro di Martin Spitzer. Non uno qualunque, ma il noto medico e psichiatra tedesco specialista in Neuroscienze, visiting professor a Harvard, Stati Uniti, e Direttore del Centro per le Neuroscienze e l’Apprendimento dell’università di Ulm, in Germania.

 

L’isolamento attiva nel cervello le stesse aree nervose del dolore fisico.

L’uomo è un animale sociale, la nostra specie ha potuto fare quello che ha fatto grazie e soprattutto alla capacità di cooperare. Il gruppo, nelle sue varie declinazioni, è il cardine dello sviluppo e il progresso, ma lo è anche per il benessere e addirittura la sopravvivenza del singolo.

 

Tant’è vero che la sensazione di solitudine e di isolamento attivano precise aree nervose (la corteccia cingolata anteriore e la corteccia prefrontale ventrale destra) che ci fanno “provare dolore” proprio per indurci a porvi rimedio, e quindi a sopravvivere.

 

A questo punto potrà non sorprendere troppo constatare che le stesse aree cerebrali vengono attivate anche dal dolore fisico, e il motivo è lo stesso. Il dolore è un meccanismo protettivo, selezionato dall’evoluzione per proteggerci: se non avvertissimo dolore non leveremmo la mano dal fuoco e quindi la perderemmo, analogamente se non provassimo “dolore” nel sentirci soli, isolati, esclusi, non tenteremmo di stabilire relazioni e quindi metteremmo a rischio la nostra sopravvivenza. Da qui alle conseguenze di una solitudine diffusa e in crescita il passo è breve. Quando la maggior parte delle attività si svolgono senza interagire, si verifica una progressiva perdita di fiducia reciproca.

 

Le premesse e le conseguenze si alimentano in un circolo vizioso, in cui a essere inizio e fine è l’individualismo. L’analisi di Spitzer in questo senso si concentra soprattutto sulla generazione dei millennial, che incarnano, inevitabilmente, questa tendenza e per i quali è stata coniata la definizione “Generation look at me”. Ma il problema non è l’abbondanza di selfie, quanto il ripiegamento su di sé che questa simboleggia in termini di salute individuale.

 

A ciò da il proprio contributo anche la televisione, fornendo modelli che incoraggiano all’egocentrismo, con una programmazione che va in una precisa direzione. Talk show e reality show mettono sempre a fuoco lo stesso punto: distinguersi, essere il migliore, il più bello, il più pazzo o il più repellente, e diventare famoso per questo.

Anche l’educazione di noi genitori alla tendenza all’egocentrismo con uno stile educativo indulgente.

 

Qualsiasi cosa facciano i nostri figli, sono sempre “i migliori”. Il risultato di tutto ciò è stato scientificamente studiato: “Giovani adulti narcisisti, poco interessati al benessere degli altri, che senza alcun impegno particolare credono di essere destinati a un lavoro di prima classe e a diventare ricchi”.

 

Una psicologia sempre più individualista e egoista è non soltanto indirizzata a una maggiore infelicità ma anche a una crescente fragilità strutturale.

 

 

Che fare allora? La proposta si Spitzer è quella di rivalutare il “dare” a scapito del prendere. Diversi esperimenti dimostrano che, se non provocate, le persone non tendono a prevaricare glia altri ma ad avere comportamenti corretti e che la felicità sia maggiore, e misurabile, quando si compiono gesti, anche molto piccoli, di generosità.

 

Per vivere sani ed essere felici occorre essere il contrario di individualisti, soli e autoreferenziali.

Secondo dati forniti in abbondanza dall’autore, le ricerche dimostrano che la solitudine è un potente motivo di stress cronico. Diventare consapevoli di questo e cercare una soluzione, ha come premio immediato un maggior benessere globale, perché le prove scientifiche che lo stress cronico sia la causa di malattie e patologie di vario tipo.

 

E quanto la solitudine sia parte in causa per la salute lo provano diverse indagini che hanno dimostrato come la mancanza di affetto e buone relazioni nei primi anni di vita abbia conseguenze oggettive sulla capacità di gestione dello stress nel corso di tutta la vita. Bambini solo e isolati nell’infanzia mostrano alterazioni recettoriali a livello cerebrale degli ormoni legati allo stress.

* Fonte: Corriere della Sera, La Lettura di domenica 16 settembre 2018.

 

 

La capacità di vivere una vita piena e di essere una persona felice e in grado di realizzare le sue mete, purtroppo non ha nulla a che vedere con le materie che insegnano a scuola. Le persone che riescono meglio nella vita sono quelle che hanno fiducia in sé stesse, che sanno creare e mantenere buone relazioni con gli altri, che hanno sviluppato ottime capacità emotive e relazionali.

E allora chi aiuta tuo figlio a sviluppare le competenze che saranno davvero utili nella sua vita?

 

 

Uno degli obiettivi fondamentali in 11eLode è Allenare le Relazioni.

Quando i bambini sono immersi in un ambiente positivo, favorevole e creato su misura per loro, danno il meglio perché si sentono accolti, accettati, non giudicati e vivono nella serenità per poter realizzare meraviglie. Se i bambini imparano ad avere fiducia in sé stessi, migliorano la loro capacità di relazionarsi con gli altri, di creare e mantenere buone relazioni. La timidezza o l’aggressività vanno via, comunicano meglio, si esprimono meglio, partecipano in modo più interessato a ciò che accade intorno a loro. Da adulti porteranno dentro questo bagaglio che si esprimerà nella loro capacità di realizzare i propri obiettivi grazie alla capacità di vivere bene le relazioni: un vantaggio competitivo per tutta la vita in termini di felicità, di equilibrio e di benessere. Questo processo sulle emozioni facilita la vita dei bambini e anche quella dei genitori.

 

Molti genitori che frequentano 11eLode nelle loro interviste sostengono di avere una relazione più facile con i figli da quando i figli riescono in modo più naturale a esprimere le loro emozioni.

 


Ad esempio i bambini parlano di più in famiglia di quello che vivono dentro di sé e di quello che accade con gli altri, riescono a esprimere più liberamente le loro idee e i loro punti di vista. I bambini sono più aperti alla relazione con i genitori e più capaci di chiedere quello di cui hanno bisogno e partecipano di più alle attività della famiglia.

 

I bambini diventano più sicuri e più calmi e riescono a relazionarsi meglio con gli altri, ma anche a risolvere i conflitti in meno tempo e con meno danni. In 11eLode non cerchiamo in tutti i modi di evitare i conflitti o le situazioni problematiche fra coetanei, ma piuttosto li guidiamo ad affrontarle, trovando delle soluzioni che spesso sono dei compromessi e allenando dunque anche la capacità di negoziazione. I bambini imparano per imitazione: ecco perché migliori relazioni con gli altri si verificano quando il bambino trattato con empatia la impara e la usa a sua volta con gli altri.

 

Per questo i genitori che iscrivono i figli in 11eLode non lo fanno solo perché noi li motiviamo all’apprendimento con un metodo di studio personalizzato, ma anche perché aiutiamo i bambini a rafforzarsi emotivamente e relazionalmente.

 

Solo così potranno crescere più motivati e capaci a scuola, più sereni in famiglia, più autonomi e più sicuri di sé con gli altri, più sani e più felici.

 

 

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