Animali da ammaestrare e ingozzare oppure bambini?

 

Ma chi lo dice che crescendo si diventa più saggi?

Siamo proprio sicuri di dover insegnare tutto ai bambini?

Oppure dovremmo capovolgere le cose e dovrebbero essere i bambini i nostri principali insegnanti?

In natura crescita significa acquisizione e sviluppo di funzioni che garantiscono la sopravvivenza. E’ così per tutti i mammiferi, tranne che per l’uomo. L’uomo crescendo perde una facoltà molto vantaggiosa per la sua salute e il suo benessere emotivo e sociale: la capacità di ridere e divertirsi.

I bambini a 6 anni ridono 300 volte al giorno, o per lo meno dovrebbero farlo, gli adulti lo fanno da 0 a 11 volte.

Ridere migliora il sistema immunitario, più ridiamo più siamo sani.

Eppure socialmente la risata viene inibita o addirittura in alcuni luoghi abolita. Pensate che in chiesa non si può ridere, non si può ridere in biblioteca, a scuola non si può ridere.

Il rimprovero più diffuso a scuola proprio ‘smettila di ridere’! La cosa grave è che siamo difronte ad un problema gravissimo: l’organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme di una delle più grandi pandemie, la depressione infantile. I numeri sull’uso di farmaci ansiolitici, calmanti e antidepressivi per minori è impressionante.

Questa situazione critica riguarda tutti noi: non solo le famiglie, ma anche le scuole, la politica e la comunità tutta.

Quanto ride tuo figlio?

 

Che razza di mondo civile può essere quello che permette questo malessere fra i minori, stando a guardare? Vuol dire che l’ambiente che determina lo sviluppo del potenziale umano dei bambini, è un ambiente malsano.

I bambini vengono soffocati dall’apprendimento mnemonico – totalmente inutile – di una mole enorme di informazioni come se fossero anatre all’ingozzo.

La scuola non fornisce nessuno strumento per garantire ai bambini il vero apprendimento. Viene chiesto loro solo di fare, fare, fare, anche a discapito di un week end all’aria aperta, pur di soddisfare l’enorme mole di compiti assegnati nel fine settimana.

Un educatore, genitore o insegnante che sia, ha il compito di insegnare, cioè di tirare fuori dal bambino talenti e potenzialità che lo aiutino a muoversi nella realtà in maniera agevole. Il disagio di molti bambini e adolescenti di oggi nasce dal mancato allenamento di potenzialità già dalla prima infanzia.

Nessuno si occupa delle emozioni dei bambini, nessuno si occupa del loro umore, delle loro convinzioni, nessuno crea un dialogo veramente proficuo con queste piccole persone che oggi si sentono smarrite e confuse.

La dott.ssa Lucangeli, docente di psicologia all’università di Padova, dice che il cervello è un bollitore biochimico: elabora gli stimoli e produce onde elettromagnetiche che guidano il corpo nelle azioni. Le informazioni elaborate dal cervello non sono solo cognitive; sono emotive, sono relazionali, sono spirituali.

Il cervello percepisce le cose dette, ma anche quelle non dette, percepisce le cose pensate, le intenzioni del soggetto parlate, il modo di dire. Il cervello percepisce l’invisibile e trasforma quelle informazioni in risorse che utilizza immediatamente.

Se gli stimoli sono sempre gli stessi, se le risorse utilizzate si somigliano, allora diventano nel bambino convinzioni, cioè verità assolute. Le emozioni sono controllate da una parte molto antica del nostro cervello, controllano tutto il corpo e questo influenza i nostri comportamenti.

Controllano addirittura la pelle, il nostro organo più esterno; infatti se proviamo vergogna arrossiamo, se abbiamo paura tremiamo, se siamo imbarazzati sentiamo un forte calore.

Quali emozioni associano alla scuola e allo studio i bambini di oggi? Sono emozioni piacevoli o spiacevoli?

Se a scuola i bambini si annoiano, non possono muoversi, non possono ridere, non possono parlare e creare fra di loro, ma solo ascoltare, associano all’apprendimento emozioni di noia, paura, inadeguatezza, frustrazione, stress.

Se questi divieti sono presenti e tanti anche in casa, allora quei bambini sono rovinati.

Perché poi ci meravigliamo così tanto quando i bambini non vogliono fare i compiti? Se vivessero un ambiente positivo, divertente, proattivo, nel quale usano corpo, mente e cuore, certamente avrebbero piacere di imparare, perché il bambino è naturalmente predisposto alla scoperta, alla conoscenza, all’apprendimento.

Stiamo andando contro natura perché le emozioni legate all’apprendimento oggi sono negative.

Ai bambini oggi non è concesso ridere perché ridere è considerato troppo rumoroso, troppo fastidioso, maleducato e antisociale. Stiamo andando alla deriva, e non ce ne stiamo neanche rendendo conto.

E tuo figlio quanto ride? E tu?

 

Ce la prendiamo sempre e solo con i bambini che non sono abbastanza bravi, abbastanza concentrati, abbastanza studiosi, non sono mai abbastanza.

I genitori e gli educatori dovrebbero occuparsi di accendere i cervelli e di tenere una fiamma sempre viva.

I genitori e gli educatori dovrebbero iniziare ad agire seguendo in ogni istante un principio fondamentale: quando qualcosa nel bambino non va, non deve cambiare il bambino, deve cambiare l’adulto. 

È  l’adulto il calco da cui il bambino prende esempio.

La responsabilità non è affatto dei bambini è solo degli adulti e uomini e donne civili ed evolute devono iniziare ad assumersene la responsabilità.

Questo è uno degli obiettivi delle “allenatrici emotive” di 11eLode, primo centro di doposcuola a Lecce specializzato nell’allenamento delle abilità emotive e relazionali dei bambini della scuola primaria.

Il nostro obiettivo principale in 11eLode è offrire ai bambini un metodo di studio divertente e creativo e insegnare la capacità di identificare, gestire, e modulare il mondo emozionale interno. Perché non si nasce con una personalità predefinita.

È tutto frutto di apprendimento.