Si chiama Primaria, ma è davvero meglio delle Elementari?

Scritto in ambito: Bambini | Educational | Educazione | Scuola

Oggi c’è sempre più l’abitudine a dare nomi nuovi ad attività e professioni, ma anche a servizi e sistemi. Poco o male quando la sostanza non cambia.

“Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, emanerebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”. E se siamo d’accordo con Shakespeare che il nome non ha poi così tanta importanza, è ben diverso se poi il contenuto peggiora.

Che stiamo facendo ai nostri bambini delle elementari?
Forse è il caso di valutare cosa sia cambiato e quali siano i risultati.

La riforma del 2003 ha completamente stravolto non soltanto la terminologia, ma anche l’essenza della scuola che oggi chiamiamo primaria. I programmi scolastici hanno subito una trasformazione radicale, soprattutto per quanto riguarda lo studio di discipline come storia, geografia e scienze.

Le principali attività da apprendere nella scuola elementare erano (e dovrebbero essere…) tre: leggere, scrivere e far di conto. Ora, se sei un genitore o una persona adulta, forse ti ricordi le paginate necessarie per scrivere bene una delle lettere dell’alfabeto e quanti pomeriggi avrai speso per riuscire a leggere e scrivere.

Ricorderai ancora meglio quanti anni di allenamento ci sono voluti per far bene i calcoli nelle operazioni e sapere le tabelline. Te lo ricordi?

Con tutto quell’impegno e quel ritmo lento, necessario al vero apprendimento, alla fine i risultati si vedevano, ne uscivi rafforzato nelle competenze e nella formazione.

Immagina che tutto ciò che hai imparato nei primi anni di vita ora venga riproposto ai piccoli delle nuove generazioni come in un video già visto, ma con il tasto fast forward, “avanti veloce” premuto…

Perché si ha la fretta di andare avanti, in una corsa contro il tempo (e probabilmente contro le possibilità naturali di bambini e genitori). Con tutta la buona volontà degli insegnanti, che si trovano a fare stressanti “maratone” per star dietro ai programmi ministeriali. Insomma tutti corrono, e di conseguenza sono tutti stressati e stanchi. Praticamente l’ambiente meno ideale per l’apprendimento perché, come puoi immaginare, per apprendere c’è bisogno di calma, passione, serenità, equilibrio emotivo, ritmo.

Mentre noi genitori – già provati da straordinari e routine stressanti – siamo obbligati a restare inchiodati sui libri fino a tarda sera (o a trascorrere weekend da incubo) tra stanchezza, rabbia e frustrazione per un tempo che avremmo preferito passare in un altro modo insieme ai nostri bambini.

E a causa di questo stress ci incazziamo con i bambini perché sono lenti, perché sono distratti, perché si rifiutano di fare i compiti e così studiare diventa un incubo invece che un piacere. La maggior parte dei genitori oggi si lamentano delle stesse cose e per riparare a questo problema commettono – senza volerlo – un gravissimo errore: fanno i compiti insieme ai bambini, li aiutano a capire, memorizzare, li aiutano perché da soli ci metterebbero una vita o non inizierebbero proprio.

Nulla di più sbagliato. Lo sai che fare i compiti a fianco a tuo figlio gli crea una forma di dipendenza e di incapacità? Occhio perché le difficoltà delle elementari alle medie poi diventeranno problemi davvero insormontabili.

E in tutto questo meccanismo i nostri figli cosa imparano?

Cento nozioni diverse nello stesso periodo, senza magari concentrarsi sul potenziamento delle abilità fondamentali. A partire dalle scuole materne dove, con la pre-scolarizzazione obbligata, si pretende che imparino già a disegnare le prime lettere e, una volta arrivati alla primaria, che apprendano a scrivere in pochi mesi. Tutto questo quando in passato il tempo necessario per migliorare le abilità di scrittura richiedeva almeno 2-3 anni e ciò valeva anche per gli altri ambiti.


Per rendere il concetto, è come essere scultori e ricevere l’incarico di modellare una statua bellissima. Mentre ci occupiamo di questo, ci viene assegnato altro lavoro e dei tempi di consegna esageratamente brevi. Nell’impeto di finire, faremo le cose male e in fretta, senza concentrarci sui particolari della statua, senza modellarne per bene la testa, le mani, le gambe. Avremo così realizzato un risultato decisamente peggiore rispetto al progetto di partenza, una scultura piena di difetti.

Non è colpa dei bambini, eppure il peggio finisce proprio a loro.

I risultati? Li possiamo leggere sui titoli dei giornali. Ad esempio gli esiti disastrosi delle Prove Invalsi, dove almeno un terzo dei ragazzi delle scuole medie (facciamo attenzione eh, ora si chiamano “secondarie di primo grado”…) dimostra di non saper comprendere un testo di italiano, né fare conti.


A che serve sovraccaricare i nostri figli se poi i numeri sono questi? Anche per te queste statistiche sono preoccupanti? Io tremo al pensiero della società analfabeta che stiamo costruendo eppure non ci rendiamo conto che per ovviare a questo problema, non è necessario caricare i bambini di compiti a casa (come avviene) ma aiutarli a capire, imparare e concentrarsi veramente.

I troppi compiti a casa non sono la soluzione, sono uno dei problemi.

Proprio osservando questi problemi, durante le coaching fatte con i miei clienti, ho avuto l’idea di realizzare un sistema, poi diventato un metodo, per aiutare i bambini a vivere i compiti in modo più appassionato e motivante, a farli con più piacere e più efficacia e a vivere la scuola con più gioia.

Si può, si chiama metodo 11eLode ed è a Lecce. Puoi contattarci al Numero Versde 800 14 65 34

Quello che sta accadendo al progetto formativo di un’intera generazione di bambini è terribile, perché non hanno la possibilità di studiare in serenità, di acquisire un metodo di studio personalizzato, di sviluppare l’amore per lo studio e la conoscenza e senza la possibilità di dedicare il giusto tempo al gioco e alle attività ludiche, così importanti per lo sviluppo della creatività e delle capacità relazionali.

Noi genitori non possiamo stare qui a guadare che tutto questo accada senza fare nulla. Bisogna agire in modo concreto offrendo ai nostri figli strumenti di crescita veramente efficaci, per esempio un metodo di studio personalizzato.

11eLode è il primo Centro Pedagogico in Italia che allena l’autonomia, le emozioni e le relazioni (Gruppo Pedagocico 3-6 anni al mattino e Doposcuola Primaria 6-10 anni nel pomeriggio).

In 11eLode tuo figlio imparerà a:

– aumentare la fiducia in sé stesso

– potenziare l’autostima

– imparare a gestire le emozioni

– essere più autonomo

– eliminare ansie e paure

– allenare la creatività e la fantasia

– migliorare le relazioni con gli altri

– essere più sicuro di sé

– acquisire nuove abilità comunicative

– vivere in armonia con gli altri

– sviluppare coraggio e determinazione

– amare la conoscenza e lo studio

– aumentare la motivazione al rendimento

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